I contributi scientifici degli iscritti: OBBLIGO DI TESTIMONIANZA di S. Falcinelli

di  il 15 aprile 2019

Pubblichiamo un estratto aggiornato, curato dal Presidente Dr. Stefano Falcinelli, degli articoli di legge e del Codice di Deontologia medica che danno indicazioni relative all’obbligo di testimonianza da parte dei professionisti sanitari medici e del segreto professionale:

Documento scaricabile:   Appunti sull’obbligo di testimonianza e segreto professionale

Dal Codice di Procedura Penale:

Art. 256.
Dovere di esibizione e segreti.
1. Le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare immediatamente all’autorità giudiziaria,
che ne faccia richiesta, gli atti e i documenti, anche in originale se così è ordinato, nonché i dati, le
informazioni e i programmi informatici, anche mediante copia di essi su adeguato supporto, (1) e ogni altra
cosa esistente presso di esse per ragioni del loro ufficio, incarico, ministero, professione o arte, salvo che
dichiarino per iscritto che si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto inerente al loro ufficio o professione.
2. Quando la dichiarazione concerne un segreto di ufficio o professionale, l’autorità giudiziaria, se ha motivo
di dubitare della fondatezza di essa e ritiene di non potere procedere senza acquisire gli atti, i documenti o le
cose indicati nel comma 1, provvede agli accertamenti necessari. Se la dichiarazione risulta infondata,
l’autorità giudiziaria dispone il sequestro.
3. Quando la dichiarazione concerne un segreto di Stato, l’autorità giudiziaria ne informa il Presidente del
Consiglio dei Ministri, chiedendo che ne sia data conferma. Qualora il segreto sia confermato e la prova sia
essenziale per la definizione del processo, il giudice dichiara non doversi procedere per l’esistenza di un
segreto di Stato.
4. Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri
non dia conferma del segreto, l’autorità giudiziaria dispone il sequestro.
5. Si applica la disposizione dell’articolo 204.
(1) Le parole: “nonché i dati, le informazioni e i programmi informatici, anche mediante copia di essi su
adeguato supporto” sono state inserite dall’art. 8, comma 6, della L. 18 marzo 2008, n. 48.

Art. 200.
Segreto professionale.
1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero,
ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria:
a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;
b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai;
c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;
d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre
determinata dal segreto professionale.
2. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa da tali persone per esimersi dal deporre sia
infondata, provvede agli accertamenti necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga.
3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti professionisti iscritti nell’albo
professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere
fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova
del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della
fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni.

Art. 201.
Segreto di ufficio.
1. Salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria , i pubblici ufficiali, i pubblici
impiegati e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti
per ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti.
2. Si applicano le disposizioni dell’articolo 200 commi 2 e 3.

Dal Codice di Deontologia Medica del 18 Maggio 2014

Art. 10
Segreto professionale
Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria
attività professionale.
La morte della persona assistita non esime il medico dall’obbligo del segreto professionale.
Il medico informa i collaboratori e discenti dell’obbligo del segreto professionale sollecitandone il
rispetto.
La violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa derivare profitto
proprio o altrui, ovvero nocumento per la persona assistita o per altri.
La rivelazione è ammessa esclusivamente se motivata da una giusta causa prevista dall’ordinamento
o dall’adempimento di un obbligo di legge.
Il medico non deve rendere all’Autorità competente in materia di giustizia e di sicurezza
testimonianze su fatti e circostanze inerenti al segreto professionale.
La sospensione o l’interdizione dall’esercizio professionale e la cancellazione dagli Albi non dispensano
dall’osservanza del segreto professionale.

Art. 11
Riservatezza dei dati personali
Il medico acquisisce la titolarità del trattamento dei dati personali previo consenso informato
dell’assistito o del suo rappresentante legale ed è tenuto al rispetto della riservatezza, in particolare
dei dati inerenti alla salute e alla vita sessuale.
Il medico assicura la non identificabilità dei soggetti coinvolti nelle pubblicazioni o divulgazioni
scientifiche di dati e studi clinici.
Il medico non collabora alla costituzione, alla gestione o all’utilizzo di banche di dati relativi a
persone assistite in assenza di garanzie sulla preliminare acquisizione del loro consenso informato e
sulla tutela della riservatezza e della sicurezza dei dati stessi.

Art. 12
Trattamento dei dati sensibili
Il medico può trattare i dati sensibili idonei a rivelare lo stato di salute della persona solo con il
consenso informato della stessa o del suo rappresentante legale e nelle specifiche condizioni
previste dall’ordinamento.

Commento : l’art.256 del CPP prevede che “le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono
consegnare immediatamente…gli atti e i documenti…salvo che non dichiarino per iscritto che si tratti
di..segreto inerente al loro ufficio o professione”.
Ove il medico intenda eccepire il segreto professionale, sarà poi l’autorità giudiziaria a decidere se
procedere ugualmente o meno.
Il Codice di Deontologia Medica pone l’obbligo del segreto, derogabile per giusta causa (denuncia e
referto all’autorità giudiziaria, denuncie sanitarie, notifiche di malattie infettive, certificazioni obbligatorie) e
pone espressamente il divieto a rendere testimonianza.
Si può ritenere che la giusta causa sia rappresentata anche dall’adempimento di un dovere, dalla legittima
difesa e dallo stato di necessità.
L’adempimento di un dovere può ritenersi anche il rispetto dell’ordine di esibizione, tuttavia il medico
che ravvisi nella consegna della documentazione medica richiesta una violazione del segreto professionale
può dichiarare per iscritto che la documentazione in oggetto concerne ed è tutelata dall’obbligo di segreto
professionale.

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